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Il 12 novembre 2017 si è tenuta la 35ma edizione della Maratona di Atene, organizzata dal comitato olimpico ellenico (SEGAS).

Questa Maratona, come noto, rappresenta l'omonima corsa compiuta nel 400 a.c. circa da Filippide, al quale fu affidato il compito di portare ad Atene la novella della sconfitta dei Persiani a Maratona e, quindi, il ritorno della pace. Rispetto alla lunghezza autentica del percorso, 38km circa, nella storia della Maratona sono stati aggiunti alcuni tratti: inizialmente arrotondata ai circa 40km, è stata oggetto di altre rivisitazioni che l’hanno portata agli attuali 42.195 metri; si tratta di una distanza stabilita definitivamente nel 1908 dal comitato olimpico di Londra che, nell’organizzare la stracittadina britannica aveva riscontrato che con tale lunghezza sarebbe stato possibile eseguire un percorso tra i due stadi principali della città. Da quel momento la Maratona avrebbe suscitato interesse crescente in molte città nel mondo, oltre Boston e Londra, rappresentando oggi la principale manifestazione sportiva podistica.
Nonostante l'ampia scelta di Maratone internazionali, la distanza che copre Maratona ad Atene rimane di un fascino assolutamente non replicabile, che ogni amatore dovrebbe percorrere perlomeno una volta; questo, a mio avviso, per tre importanti motivi. Innanzitutto, il percorso della Maratona di Atene non è circolare, dato che presenta un obiettivo semplice e ben definito: arrivare ad Atene; Non capita tutti i giorni di percorrere un tratto lungo ben 42.195 metri senza mai tornare indietro, senza circuito e senza ritorno, che separa due città in un tutt’uno privo di discontinuità.
Un secondo importante elemento riguarda l'aspetto tecnico: il percorso Maratona-Atene è altamente stimolante ed impegnativo, da tutti considerato tutt'altro che facile; si sviluppa, infatti, in dislivelli continui ed è accompagnato da un insieme di microclimi tipici delle zone che attraversa: la campagna, la costa, la collina e infine la città.
Il terzo e forse il più importante aspetto che rende davvero unica questa gara, riguarda la partecipazione calorosa del popolo greco: in questa giornata la gente si unisce attorno al principale simbolo di orgoglio nazionale, che ricorda gli antichi fasti e rappresenta il trionfo della sportività greca e mondiale.

Le particolarità del percorso e l’indiscutibile impegno del popolo greco a rendere unica questa manifestazione, unitamente alla partecipazione nazionale a livello governativo hanno consentito, nei fatti, di ottenere una ricetta vincente, che consente a questa maratona di registrare un’incremento costante e più che proporzionale dei propri partecipanti, anno dopo anno; in questa trentacinquesima edizione, in particolare, si è registrato quasi il doppio dei partecipanti rispetto all’anno precedente, con un numero che porta quest’evento ad essere considerato meritevolmente tra i principali incontri TOP mondiali, ai livelli delle principali maratone del mondo quali Boston, NewYork, Londra e Berlino. Quest’anno, SEGAS e la città di Atene sono riuscite a dare un seguito ineccepibile ad un numero di iscritti decisamente superiore a qualsiasi più rosea aspettativa, meritandosi a loro volta il trofeo di grandi organizzatori internazionali: oltre ai ben diciottomila e cinquecento iscritti di quest’anno, bisogna considerare infatti un indotto davvero numeroso, composto dai partecipanti delle corse minori -altre cinquemila unità circa per le corse a 5 km e a 10 km nonché i famigliari, gli accompagnatori e gli altri avventori. Nel complesso, Atene ha gestito un numero di ospiti internazionali ben superiore alle 50mila unità, che nel solo weekend del 12 novembre si è riversato nele strade della capitale ellenica alimentando un clima di festa sportiva.

ll percorso di gara copre una buona fetta della Grecia continentale, il dispiegamento di mezzi è estensivo e la disposizione iniziale è ordinata.
Il tracciato Maratona-Atene si presenta come un lungo rettilineo ricurvo, composto da due segmenti lunghi circa venti km cadauno, con una curvatura di alcuni km in prossimità del ventunesimo km, ed una forma simile ad una “U” oblungata. Per raggiungere la città di Maratona, la SEGAS ha messo a disposizione un esercito di Pullman: tra le 5:30AM
e le 6:45AM questi mezzi pubblici sarebbero partiti a ciclo continuo da tutte le stazioni delle Metro di Atene consentendo quindi ai circa ventimila podisti di raggiungere la città. In loco, un servizio di Bus/guardaroba fornito dalla DHL consentiva di depositare i propri averi per poterli riprendere a fine gara. Uomini dello staff, onnipresenti, consegnavano ai podisti beni di prima necessità, quali i camici di plastica per ripararsi dall’aria fresca, se cosi si può definire l’aria greca di metà novembre (15/20 gradi). Pochi minuti prima dell’orario di partenza, si è invitati a disporsi ordinatamente in un cordone di podisti,suddivisi in tre sezionali (best, medio e lenta). Il sezionale best risulta a
sua volta suddiviso in 10 blocchi: dal blocco 1 e 2, rispettivamente dedicato ad Elite e Top Runner, al blocco 10 che raccoglie maratoneti con tempi comunque di rispetto, attorno alle 4ore e mezzo. La gara ha inizio con l’uscita dallo Stadio di Maratona in una tratta piuttosto rilassante di pianura campagnola lunga circa 10km, con una deviazione ad U lunga circa 3500metri posizionata tra il quarto e il sesto km che consente l’allungamento del percorso originario, di 38km, alla distanza mondialmente riconosciuta di 42.195.
A seguire il tracciato si arricchisce, dispiegandosi in un impegnativo saliscendi tra varie cittadine locali, con un inclinazione media dell'1.5 percento sui 21km intermedi (tra il decimo km e il trentunesimo circa) che mette i podisti a dura prova fino alla vetta collinare di circa 250 metri di altitutidine.
Gli ultimi circa 12km sono sviluppati per lo più in discesa, parte per raggiungere le porte della città, parte al suo interno, inizialmente attraverso i grattacieli di periferia, quindi lungo le più tradizionali vie storiche della capitale in direzione dello Stadio centrale di Atene.
I punti di ristoro sono posizionati ogni 2,5km anzichè i consueti 5; questa scelta dispendiosa è encomiabile, dato che consente una maggiore flessibilità nella pianificazione dei momenti di idratazione; anche per quanto riguarda i rilevatori di velocità, l’organizzazione non ha badato a spese: nella Maratona di Atene i rilevatori sono infatti posizionati ogni 5km (km 5, 10, 15, 21,098, 25, 30, 35, 40 e fine gara) permettendo quindi di ottenere un rendiconto completo delle proprie prestazioni. Attorno ai rilevatori e ai punti di ristoro si concentrano nuclei copiosi di persone che alimentano un clima generale di grande manifestazione: DJ set con musica ritmata, bande di suonatori, danzatori di tarantella greca aggiungono folklore ad una consistente folla di abitanti che si addensano lungo il percorso; i cittadini in festa di tutti i paesi attraversati si uniscono, in effetti, in un corridoio umano lungo oltre 42km a costante stimolo dei runner e della loro impresa. I bambini tendono le mani per poter avere un ‘cinque’, le bambine distribuiscono simboliche piante di ulivo, donne ai cigli della strada preparano vettovaglie da consegnare ai podisti: incuranti della presenza di punti di ristoro ufficiali, i cittadini intendono contribuire personalmente alla buona riuscita dell’evento, attirando i podisti con beni simbolici di ogni genere, che spaziano dalla bottiglietta d’acqua alla bandierina greca o il ramoscello di ulivo. L’incalzamento della gente è a dir poco emozionante: in ogni dove si ripetono canti, congratulazioni e incitamenti; “Bra-vo” e “For-za”, parole che evidentemente la lingua italiana e greca condividono, sono pronunciati da abitanti di ogni età e sono di compagnia costante
per tutto il percorso di gara.

Quanto ad Atleticom ASD, in questa edizione partecipiamo in tre: Giorgia Gargiulli, SergioTorri e Vittorio Innocenti (io); non pochi, se si pensa all’inconsueta location.
Relativamente alla mia prestazione, concludo la gara in 3h:05:58: 192mo assoluto dei 18500 partecipanti di cui 14500 finalisti e diciottesimo degli 854 connazionali che hanno gareggiato; un risultato che, se volessi analizzarlo, lo riterrei deludente, intavolando recriminazioni simili a quelle che già manifestavo alla Maratona di Roma. In questo caso, tra l’altro, si aggiunge l’aggravante di non aver alcune tonsillite, una febbre a 38, una gamba dolorante o qualsiasi altra goffa giustificazione che mi spieghi i motivi di aver ottenuto un tempo che in linea prettamente teorica non mi apparterrebbe; i risultati costanti di 79/80/81minuti a cui mi sono abitutato nelle varie mezze maratone svolte, il passo medio di gara tra i 3:48min/km e i 3:50min/km, e i risultati che ottengo nelle solitarie mi suggeriscono infatti che in maratona dovrei riuscire ad ottenere prestazioni sui circa 4:00min/km già al netto del 10%/15% di decrease tecnico, traducendosi in un’aspettativa teorica di risultato attorno ai circa 2h50min complessivi. Evidentemente, la teoria si scontra con una realtà scomoda che mi suggerisce di abituarmi a un quarto d’ora di ritardo rispetto al mio tempo teorico (e auspicato), gareggiando in lenti simili a quelli che ottengo in solitarie domenicali di distanza equivalente, nel doveroso riconoscimento dell’esistenza di una qualche inspiegabile distorsione spazio-temporale che mi colpisce quando sono in gara.

A parte le mere e un pò noiose considerazioni di tipo tecnico prestazionale, ritengo davvero importante soffermarsi sull’importante e pieno significato di partecipare a questa gara, che prescinde da un semplice risultato: in questo particolare frangente storico, infatti, la Maratona di Atene rappresenta un occasione sportiva davvero unicadi cui sono stato entusiasta partecipante e che rimarrà certamente nel mio cuore tra le imprese più importanti che ho avuto la fortuna di vivere. Lo spirito della gente che incita i diciottomila partecipanti rappresenta in molte misure, infatti, lo spirito democratico e l’annuncio della pace, ricordando da una parte le difficoltà che la Nazione greca sta attraversando, e dall’altra i tristi recenti accadimenti di cronaca mondiale, con riferimento a quanto accaduto a Boston pochi anni fa e quanto si temeva potesse accadere di nuovo, in occasione della recente Maratona di NewYork.

In simbolo di questa rappresentanza, al 4km dalla partenza una bimba consegnava al volo ramoscelli di olivo agli avventori podisti. Quanto a me, l’ulivo che ero riuscito ad
ottenere si fondeva nella corsa che gareggiavo, stimolandomi a percorrere senza soste il particolare tracciato che attraversavo, e alimentando un sentimento di gioia
misto a commozione. Ho custodito il ramoscello in mano per i 38km successivi; ho dato il cinque a tutti i bimbi che incontravo, puntando in particolar modo ai bimbi più
simili a mio figlio.

Al venticinquesimo km ho diviso in due il ramoscello di ulivo che tenevo, consegnandone metà all’uomo che correva al mio fianco sinistro, come se fosse una
staffetta ideale. Al trentesimo km, all’inizio della discesa verso Atene, gioivo a scoprirmi ancora del tutto pieno di energie mentre scorgevo la città in lontananza, raggiunta la quale avrei messo il punto di questa manifestazione strepitosa.
Al quarantesimo, in mezzo a un gremito corridoio umano di cittadini ateniesi e dopo aver attraversato le strade e i grattacieli della periferia, fendevo l’ulivo verso l’alto, ricevendo
in cambio un applauso commosso da un pubblico a dir poco esultante. Al km 42.195 attraverso il traguardo pieno di commozione, riscoprendomi una persona diversa e cresciuta da quella che partiva da Maratona tre ore prima; trionfante con il mio ulivo, mi distraevo da un messaggio di speranza mentale che mi aveva accompagnato lungo questo viaggio e fino al traguardo: perché ogni maratona, in fondo, è uno straordinario viaggio introspettivo. L’ulivo è a casa mia a Roma, oggi, a distanza di una settimana non riesco a distogliere la mia mente da quelle strade e da quella gente, rimuginando spesso su una citazione del grande Haruki Murakani, che allego, in
chiusura di questo lungo resoconto.

{..} Affronto i compiti che ho davanti e li porto a compimento uno a uno, fino ad esaurimento delle forze. Concentro la mia attenzione su ogni singolo particolare , ma al
tempo stesso cerco di avere una visione globale, e di guardare lontano; perchè si dica quello che si vuole, ma io sono un maratoneta {..}.